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Autore Messaggio
MessaggioInviato: giovedì 14 settembre 2017, 6:05 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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uffa2 ha scritto:
Dimenticavo: poi c'è questa cosa della continuità, contiguità e complicità tra negazionisti dell'AIDS e antivax, è evidente che i diversi business si sostengono a vicenda per mantenere questo ecosistema di menzogne nel quale tutta questa gente campa e si riproduce.
E' un aspetto interessante, che non viene mai sottolineato con abbastanza attenzione: si tratta di un'industria integrata, con strategie, investimenti e prodotti destinati a occupare tutte le nicchie, e dietro alla quale si scoprono ogni giorno "azionisti di riferimento" comuni a tutte queste "organizzazioni spontanee".
E' un fenomeno che da solo giustifica ogni preoccupazione: questa integrazione è un fenomeno spontaneo e naturale? quale significato ha la contiguità con movimenti apparentemente impegnati in altri campi e però "ideologicamente affini"? e tutto questo denaro come si spiega?

In linea generale, sono d'accordo con te e quello che ho cercato di far emergere scrivendo dell'inquietante presenza del presidente della National Health Federation alle manifestazioni no-vax italiane serve proprio per far capire che questi genitori credono di essere informati, scettici, abili a muoversi in un mondo di complotti, ma neppure si rendono conto di essere manovrati da persone che hanno una loro agenda, dei loro programmi (eventualmente anche politici ed elettorali - vedi NHF, ma soprattutto la Lega e il Movimento 5 Stelle) e degli interessi che non necessariamente coincidono con la salute dei figli dei genitori informati. Forse una cospirazione in qualche modo c'è, ma direi che non è proprio dove i no-vax pensano di vederla.

Nel caso specifico del documentario sulle vergini sacrificate sull'altare del Gardasil, direi che di misterioso c'è poco: è un'operazione targata Rethinking AIDS e ha lo scopo di cercare di tenere la testa di quel gruppetto di sociopatici fuori dalla melma in cui stanno affondando.
Sul dramma dell'HIV ormai non hanno più molto margine per speculare, quindi si allargano verso altre infezioni e il movimento contro le vaccinazioni, che è fortemente ecumenico ed è formato da un'accozzaglia di new agers, pseudo-libertari, rivoluzionari contro tutti i sistemi, lunatici e amanti della stregoneria, apre le sue ecumeniche braccia per accogliere anche Duesberg, Crowe e la loro cricca.
E infatti di recente abbiamo visto una masturbazione di David Crowe sul vaccino contro Ebola pubblicata nel giornaletto colonizzato da Ruggiero. Il mondo dei virus è molto più grande del mondo dell'HIV, offre orizzonti sconfinati a questi personaggi che annaspano per restare a galla.

"So the film is more than “top-heavy” with HIV-denialists [come sostiene Orac], it is NOTHING BUT the old Rethinking AIDS group, trying to get the band together for a reunion tour" - ha scritto molto opportunamente herr doktor bimler in un commento in Respectful Insolence [EDIT: link salvato qui], in cui cerca di attirare l'attenzione di Orac e dei suoi amici sul fatto che stanno andando fuori strada: le associazioni no-vax hanno offerto i casi umani per rendere emozionante il filmaccio di Shenton, ma i soldi e gli obiettivi sono da cercare in casa dei negazionisti dell'HIV/AIDS.


Ultima modifica di Dora il mercoledì 18 ottobre 2017, 10:48, modificato 1 volta in totale.

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MessaggioInviato: venerdì 15 settembre 2017, 20:00 
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Iscritto il: lunedì 29 agosto 2016, 23:11
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bisognerà ricordare mille volte quando questi ufologi-sciichimicisti strillavano che big pharma nascondeva il vaccino per l'hiv nel cassetto per fare business con i farmaci-killer...


certo che pacchia sarebbe se nel bel mezzo della isteria primitivista-freak-novax uscisse un bel vaccino anti-hiv e tutti corressero farselo... :D


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MessaggioInviato: mercoledì 11 aprile 2018, 17:00 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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IL NEGAZIONISMO DELL'OLOCAUSTO COME PROTOTIPO DEL NEGAZIONISMO SCIENTIFICO. "Ci sono i fatti, ci sono le opinioni e ci sono le menzogne"

Nel 2008, quando a uno dei miei più cari amici è stato diagnosticato l'HIV, questa infezione è tornata prepotentemente nella mia vita. Era da più di dieci anni che, in un certo senso, avevo smesso di pensarci: gli ultimi amici erano morti a metà degli anni '90, quelli che erano riusciti ad arrivare vivi all'introduzione della terapia antiretrovirale combinata se la passavano bene, io avevo dedicato ad altro i miei pensieri. A inizio 2008, però, capii che dovevo aggiornare le mie conoscenze dell'infezione, così andai in rete e la prima cosa che scoprii fu che i negazionisti dell'HIV/AIDS, nonostante io fossi convinta che fossero stati spazzati via dai trionfi della ART, erano invece ancora in piena attività: siti internet, pagine di discussione sui social, articoli di giornale e addirittura di qualche rivista che si voleva scientifica erano pieni della loro propaganda omicida. La loro visione alternativa dell'HIV/AIDS veniva comunemente messa sullo stesso piano di legittimità e scientificità della teoria ufficiale ma, molto più di questa, beneficiava di un'aura rivoluzionaria e anticonformista (i negazionisti, ricollegandosi spudoratamente a una nobilissima tradizione storica, chiamavano sé stessi dissidenti) che esercitava un grande fascino sugli appassionati di medicine alternative, sulle persone propense a credere che il mondo complotti contro di loro e su chi aveva ricevuto una diagnosi di HIV e aveva paura.

Mi misi a leggere i loro scritti e sentii immediatamente un'aria di famiglia: i contenuti erano quanto di più lontano si possa immaginare, ma il loro modo di ragionare - o ad essere più precisi di sragionare - era senza possibilità di errore simile a quello che avevo imparato a conoscere dai miei studi sul negazionismo della shoah. E la persona che più mi aveva insegnato ad entrare nelle fallacie logiche, nei ragionamenti distorti, nelle menzogne più sfacciate, nella completa e assoluta disonestà intellettuale di chi nega che la distruzione dell'ebraismo europeo sia avvenuta durante la II Guerra Mondiale per volontà deliberata della Germania nazista era una storica americana, Deborah Lipstadt, attraverso un suo fondamentale libro scritto un quarto di secolo fa: Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory.
La costruzione di un mondo alla rovescia, che non aveva nessun contatto con quello in cui viviamo se non nella sua nefasta influenza sulla vita e la salute delle persone, ma che ne costituiva un simulacro, riproducendone e imitandone diversi tratti, ma e contrario, così da dare una solida base a tutti gli appellativi che iniziano con pseudo- che siamo soliti attribuire ai negazionisti, si avvaleva di riviste, associazioni, attivisti, convegni, linguaggio specialistico ... tutto un armamentario che doveva riprodurre quello del mondo scientifico in modo da dare un'impressione di legittimità e serietà accademica. Invece era il regno della falsità, della menzogna e dello sfruttamento dell'ingenuità, dell'ignoranza o della disperazione altrui.

In questi anni ho sempre desiderato arricchire il lavoro sul negazionismo dell'HIV/AIDS che sto facendo in questo forum con qualche riflessione sul negazionismo della shoah e oggi si presenta l'occasione giusta, perché Deborah Lipstadt è stata invitata a parlare al 5th Meeting of the World Congress for Freedom of Scientific Research che si tiene dall'11 al 13 aprile, a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo.
È una interessante tre-giorni organizzata dall'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Marco Cappato, tesoriere dell'associazione, insieme a Marco Perduca, ex senatore radicale, in un intervento pubblicato su Wired due giorni fa - Può la scienza salvare la democrazia? - ha spiegato molto bene il senso e gli obiettivi del congresso.

Il Programma è denso e nella giornata di oggi, dedicata a “Scientific method and liberal-democracy”, si tocca in ben tre interventi, tutti di professori della Emory University, la questione dei rapporti fra negazionismo e scienza:

    - Deborah Lipstadt, Dorot Professor of Modern Jewish History and Holocaust Studies, parla di Holocaust Denial: A prototype for scientific denialism (la traccia della sua conferenza è pubblicata qui)
    - Walt Orenstein, già direttore del National Immunization Program degli Stati Uniti, parla di The impact of anti-vaccine movements on personal and public health (qui le slides)
    - Guido Silvestri, capo della Division of Microbiology & Immunology, Yerkes National Primate Research Center e professore and Vice-Chair for Research, Department of Pathology and Laboratory Medicine, Emory University School of Medicine, parla di AIDS research and AIDS denialism: when pseudo-science kills (le sue slides non sono pubblicate nel sito del congresso - se avrò modo di vederle e tratteranno argomenti che non abbiamo ancora trattato qui, preparerò un post).

Per una singolare coincidenza, da questa sera a domani sera è il 27 del mese di Nissan, Yom Ha-Shoah, il giorno dell'anno in cui in Israele e in tutte le comunità ebraiche del mondo gli ebrei vivi oggi ricordano gli ebrei morti nella shoah.

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Quella che segue è la traduzione dell'intervento di Deborah Lipstadt.


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    Holocaust Denial: a prototype for scientific denialism

    C’è un gioco da bambini che si chiama “Che cosa è sbagliato in questa immagine?”. Viene mostrato il disegno di alcune scene in cui c’è una cosa “fuori posto”, ad esempio dodici sedie, dove una sedia ha solo tre gambe, mentre tutte le altre ne hanno quattro. Questo vale anche per questo congresso. Se qualcuno guardasse il programma delle conferenze in questo congresso, sarebbe perfettamente giustificato se, vedendo il titolo della mia conferenza, si chiedesse – nello spirito di “che cosa è sbagliato in questa immagine?” – che ci fa lei qui? E, tuttavia, raramente ho sentito come oggi che il mio lavoro si trova nel posto giusto. Per quanto ho sperimentato nel mio incontro con i negazionisti, questo purtroppo riproduce quello che così tanti di voi hanno incontrato con i negazionisti che tormentano voi e mettono in dubbio il vostro lavoro. Quello che farò in questa presentazione è esaminare le tattiche, le strategie, le premesse e il modus operandi dei negazionisti dell’Olocausto. Lascerò a voi di fare paragoni.

    *******

    La prima volta che ho sentito parlare di negazionismo dell’Olocausto, ho riso e li ho liquidati come l’equivalente contemporaneo della teoria della terra piatta e come qualcosa al di là dei parametri del pensiero logico, qualcosa che non meritava ricerca e, ancor meno, discussione.
    Ma quando ho iniziato a lavorare su questo tema, la mia visione è cambiata. Ho iniziato a prenderli più sul serio, poiché hanno i mezzi per farsi strada entro la comprensione degli eventi che si fa il grande pubblico.
    E la seconda ragione per cui meritano la nostra attenzione è che i negazionisti si basano su un modus operandi che può facilmente camuffare le loro intenzioni. Presentano sé stessi come ricercatori neutrali il cui unico obiettivo è correggere gli errori nella storia. A causa della loro abilità a nascondere i loro veri obiettivi, molte persone comuni possono far fatica a identificare i loro argomenti come negazionismo dell’Olocausto e, ipso facto, falsità.
    La terza ragione per cui i negazionisti meritano la nostra attenzione è perché sono diventati particolarmente bravi a usare i social media. Ciò ha dato loro una nuova “possibilità di vita” e ha permesso loro di diffondere argomenti apparentemente razionali sull’Olocausto a un vasto pubblico.

    LE PREMESSE BASILARI DEL NEGAZIONISMO TRADIZIONALE IRRIDUCIBILE

    Benché non tutti i negazionisti dell’Olocausto propongano gli stessi argomenti, certe affermazioni sono comuni alla maggior parte di loro.

      1. Non ci fu alcun tentativo da parte del Terzo Reich di eliminare gli ebrei dell’Europa. Ogni idea di uno sforzo organizzato per annientare gli ebrei è falsa.
      2. Alcuni ebrei possono aver sofferto ed essere stati uccisi, ma non furono selezionati per un annientamento di massa. Essi, insieme a milioni di altre persone, furono vittime delle privazioni del tempo di guerra. Il tentativo di separare le vittime ebraiche è una malevola distorsione della storia.
      3. La Germania di Hitler non fu l’istigatrice della Seconda Guerra Mondiale. La responsabilità della guerra deve essere condivisa con gli Alleati e, ancor di più, con gli ebrei.
      4. Gli ebrei che furono incarcerati in campi di concentramento furono messi lì dai tedeschi per loro protezione, per salvarli dalla giusta rabbia e ostilità dei tedeschi “ariani”.
      5. Il numero di 6 milioni è un’esagerazione, che fu fabbricata dagli ebrei dopo la guerra. Il numero di ebrei realmente uccisi dai nazisti e dai loro alleati è al più uguale al, ma probabilmente più piccolo del, numero dei civili tedeschi che furono uccisi dai bombardamenti degli Alleati.
      6. Le camere a gas sono un’impossibilità scientifica. Pertanto l’affermazione che siano esistite è falsa. Questa calunnia è usata per infangare la reputazione del Terzo Reich e anche della Germania contemporanea.
      7. La ragione per cui gli ebrei crearono questo mito fu per convincere il mondo a dar loro uno stato e per ottenere enormi somme di denaro dai tedeschi sotto forma di riparazioni.

    GIUSTIFICARE L’EVIDENZA

    Poiché l’Olocausto ha il dubbio onore di essere il genocidio meglio documentato al mondo, i negazionisti devono trovare il modo di giustificare un’evidenza che non lascia dubbi sull’esistenza di un genocidio. A fronte di prove “incontestabili”, essi offrono una serie di spiegazioni non minacciose. Queste, fra molte altre, includono:

      1. Le supposte camere a gas di Auschwitz-Birkenau, ad esempio, erano, di fatto, rifugi anti-aerei. Questa affermazione, ovviamente, non ha senso. Non erano abbastanza grandi per accogliere anche solo una parte dei detenuti ed erano a circa un kilometro da dove vivevano le SS, quindi non potevano essere per loro.
      2. I fusti del gas Zyklon B trovati in luoghi come Auschwitz-Birkenau dopo la guerra erano usati solo per la disinfestazione e non per compiere un genocidio. Questa affermazione dei negazionisti illustra come essi prendano un fatto – lo Zyklon B era usato per la disinfestazione – e lo distorcano in modo da fargli supportare il loro argomento. Il fatto che lo Zyklon B fosse usato per la disinfestazione non preclude che venisse usato per altri obiettivi, in questo caso per avvelenare persone. È impressionante che ci sia stata un’enorme impennata nelle ordinazioni del gas proprio nel momento preciso in cui le uccisioni erano al culmine. L’aumento delle ordinazioni del gas può essere fatto esattamente collimare con il tasso delle uccisioni.

    LE TATTICHE DEI NEGAZIONISTI

    I negazionisti pretendono che si mostri loro un particolare documento, un ordine diretto di Hitler che autorizza l’Olocausto. Ignorando le valanghe di altre prove che confermano l’Olocausto, i negazionisti insistono che la “verità” dell’Olocausto dipende totalmente da questo unico documento. Se questo documento non viene mostrato, sostengono i negazionisti, non c’è prova dell’Olocausto.
    Questo è un documento che probabilmente non esiste – e su questo concordano virtualmente tutti gli storici che si occupano di campi rilevanti. Hitler non voleva porre la propria firma su un simile ordine, specialmente dopo che l’opinione pubblica tedesca era stata così critica del programma T4, l’uccisione di coloro che i nazisti consideravano “indegni di vivere”, cioè i disabili o coloro che erano afflitti da malattie genetiche.
    Ma non si deve avere dimestichezza con i dati storici per riconoscere che gli storici rispettabili raramente, se non mai, basano le loro conclusioni su un evento su un solo documento, soprattutto quando l’evento è di queste dimensioni e quando una quantità di prove – da parte dei carnefici, dei presenti e delle vittime – attesta la realtà dell’evento.
    I negazionisti ignorano anche il fatto che, poiché l’intento dei nazisti era di mantenere la “soluzione finale” segreta, non esiste incompatibilità fra la realtà del genocidio dell’ebraismo europeo e l’assenza di un ordine scritto di Hitler che sollecita quella distruzione.
    Infine, ovviamente c’è una fallacia logica in questa argomentazione dei negazionisti. Essi insistono che sono stati gli ebrei a contraffare i documenti che provano l’Olocausto. Perché, allora, “gli ebrei” non avrebbero semplicemente contraffatto questo singolo documento e si sarebbero assicurati che fosse piazzato in un luogo dove sarebbe stato “scoperto” come prova del programma di uccisione? Se avessero fatto questo, avrebbero tolto ai negazionisti il loro argomento decisivo.

    Un’altra tattica su cui si basano i negazionisti è quella che io chiamo “equivalenze im-morali”. Il “mito” dell’Olocausto, sostengono i negazionisti, è un mezzo per camuffare gli errori degli Alleati. I negazionisti affermano non solo che il Terzo Reich non commise questo genocidio, ma che gli Alleati furono colpevoli di crimini della stessa, se non maggiore, gravità di quelli che i tedeschi sono accusati di avere commesso. Ad esempio, i negazionisti mettono sullo stesso piano i campi di concentramento del Terzo Reich con i campi che gli americani crearono per i cittadini americani discendenti da giapponesi. Per quanto sbagliati, immorali e illegali siano stati questi ultimi, non possono in alcun modo essere paragonati a Dachau, Buchenwald, Treblinka o Auschwitz-Birkenau.

    Sovente i negazionisti usano un linguaggio neutrale, “imparziale”. Scelgono con sottigliezza un linguaggio che in sé e per sé rinforza le loro affermazioni. Ad esempio, usano il termine “morirono”, piuttosto che “vennero assassinati”, ad Auschwitz-Birkenau.
    Osservate i commenti di Irving durante un documentario televisivo che fu trasmesso il 28 novembre 1991. “Guardate Auschwitz. Circa 100.000 persone morirono ad Auschwitz. La maggior parte di loro morirono per le epidemie, come sappiamo …” Questa scelta di un verbo – morirono invece che furono assassinati – suggerisce, naturalmente, che il decesso delle vittime sia stato naturale e non parte di una azione di genocidio.
    Infine, secondo i negazionisti, i tedeschi furono le vittime. Essi patirono la fame durante la guerra, subirono invasioni, la vendetta dei vincitori a Norimberga, e la brutale occupazione sia dei sovietici, sia degli Alleati. Poi, in un supremo errore giudiziario, furono costretti a sopportare non soltanto la vergogna storica, ma l’onere finanziario di aver commesso un atto che è divenuto emblematico del concetto di genocidio.

    Un’altra tattica usata dai negazionisti consiste nell’attaccare le fonti, comprese quelle che, nel contesto della storia globale di questo genocidio, sembrano relativamente insignificanti. Ad esempio, sostengono che il Diario di Anne Frank sia un documento falso, scritto con una penna a sfera (e dunque scritto dopo la guerra). Tutte le loro argomentazioni sul Diario sono state ampiamente e conclusivamente smentite dall’Istituto di Stato Olandese per la Documentazione di Guerra e pubblicate nell’Edizione Critica del Diario di Anne Frank. Resta la domanda: perché mettono tanta enfasi sul diario di una ragazzina? Perché il Diario è non solo il punto d’ingresso di tantissimi giovani entro la storia di questo genocidio, ma è divenuto emblematico dell’Olocausto e delle camere a gas di Auschwitz-Birkenau. I negazionisti sono convinti che, se riuscissero in qualche modo a creare dei dubbi sull’autenticità del Diario, potrebbero creare dubbi sull’intero evento storico.
    Allo stesso modo, quando trovano piccole incongruenze nel loro racconto degli eventi, provano a instillare dubbi sulle esperienze vissute da altri sopravvissuti.

    ESTREMISMO CHE SI FINGE DISCORSO RAZIONALE

    All’esordio di questa presentazione, ho notato che, benché all’inizio io abbia riso quando ho scoperto che esisteva una cosa come il “negazionismo dell’Olocausto”, ho cambiato idea dopo aver scavato nello studio dei negazionisti. E la ragione di questo cambiamento non sono stati i loro argomenti. Sapevo che erano falsi. Né temevo i negazionisti perché stavano facendo incursioni formidabili nell’opinione pubblica e stavano convincendo grandi numeri di persone che l’Olocausto fosse un mito. Furono le loro tattiche che mi convinsero a considerarli una minaccia seria.
    Notai come le loro tattiche si fossero evolute dal periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale fino alla fine degli anni ’70. Il negazionismo dell’Olocausto è esistito dall’immediato dopoguerra. Nei primi anni subito dopo la guerra la maggior parte dei negazionisti erano apertamente neo-nazisti – o semplicemente nazisti – che celebravano il compleanno di Hitler con torte e gelati e cercavano apertamente di riabilitarlo. Il loro negazionismo era legato alla loro adulazione di Hitler e del Terzo Reich. Questi negazionisti erano così agli estremi dello spettro politico da apparire ai più come dei completi emarginati.

    Negli anni ’70 cominciarono ad adottare un approccio differente, uno che aumentò il loro impatto potenziale. Questo nuovo approccio consentì ai negazionisti di camuffare le loro vere intenzioni. Abbandonate le uniformi simili a quelle delle SS, i saluti Sieg Heil, le sale riunioni decorate con svastiche, al loro posto arrivarono istituzioni, pubblicazioni e individui che proiettavano tutti una facciata di equilibrio accademico. Il nome che si erano scelti, “revisionisti”, mirava a suggerire che essi desiderassero semplicemente una revisione degli “errori” della storia. L’istituto che fondarono aveva un nome che suggeriva che fosse una noiosa impresa accademica – Institute for Historical Review. Lo stesso valeva per il nome della loro rivista – Journal for Historical Review. I programmi dei loro incontri e congressi suggerivano che si trattasse di banali riunioni accademiche. Ma, se si guardava sotto la superficie, vi si trovava lo stesso estremismo, lo stesso antisemitismo, lo stesso razzismo. Nulla nei nomi o nei loro comportamenti esteriori suggeriva la loro reale agenda.

    CONTRASTARE LE AFFERMAZIONI DEI NEGAZIONISTI

    Esistono diversi approcci per contrastare le affermazioni dei negazionisti. Il più ovvio consiste nel basarsi sulla miriade di documenti che provano che le loro affermazioni sono completamente false. Si può anche usare la logica elementare per dimostrare la fallacia di base del negazionismo dell’Olocausto. Affinché i negazionisti avessero ragione nel sostenere la loro tesi secondo cui l’Olocausto è un mito, chi dovrebbe avere torto? Le vittime, quelli che dicono ”Questa è la mia storia; questo è quel che accadde a me”.
    Ma non sono solo le vittime che devono avere torto perché i negazionisti dicano il vero. I presenti, compresi i polacchi nei villaggi vicino ai campi, vedevano i treni entrare nei campi, giorno dopo giorno, pieni di persone e uscirne vuoti. C’erano i tedeschi, persone come l’industriale Eduard Schulte, che guidava una compagnia mineraria che aveva una sede vicino ad Auschwitz-Birkenau e che veniva a sapere quel che accadeva nel campo dagli ufficiali delle SS. Egli fece arrivare l’informazione sulle gasazioni al rappresentante del Congresso Ebraico Mondiale in Svizzera, Gerhard Riegner. Ma questi non erano gli unici testimoni oculari.
    Decine di testimoni oculari sul fronte orientale, dove le Einsatzgruppen tedesche, insieme alle milizie locali, uccisero circa 1 milione di ebrei, hanno fornito testimonianze precise e dettagliate del genocidio.
    Chi altri avrebbe dovuto essere nel torto? Le migliaia di storici che lavorano sull’argomento, compresi, fra gli altri, nord-americani, europei, israeliani, sud-americani, australiani, asiatici. Tutti loro avrebbero dovuto o essere imbrogliati, oppure essere parte del complotto. È al di là dell’immaginabile pensare che questi storici e altri studiosi siano stati tutti imbrogliati da questa messinscena.

    E c’è anche un’altra fonte che deve sbagliarsi se le affermazioni dei negazionisti devono essere vere. Sto parlando, ovviamente, dei carnefici. In effetti, da un punto di vista deduttivo o giudiziario, quest’ultima fonte può essere quella d’importanza più cruciale. I carnefici, infatti, sono quelli nella condizione migliore per contestare o sostenere le affermazioni dei negazionisti. E di fatto la loro testimonianza è molto più importante di quella delle vittime poiché, come in ogni sistema legale, l’ammissione di colpa del colpevole ha più peso delle accuse della vittima.
    I negazionisti come possono spiegare che mai, in nessun processo per crimini di guerra da dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nessuno fra i carnefici di nessuna nazionalità abbia negato che quegli eventi siano accaduti? Possono aver detto “sono stato costretto ad uccidere”, ma nessuno ha affermato che ciò non era accaduto.
    E infatti, non solo i carnefici non hanno negato che sia accaduto, ma essi hanno fornito alcuni dei più importanti dettagli storici sulle modalità delle uccisioni.

    I negazionisti tentano di instillare dei dubbi su queste ammissioni di colpa tedesche, sostenendo che questi esecutori erano nelle mani degli Alleati come prigionieri di guerra quando avevano ammesso il crimine di genocidio. Secondo i negazionisti, gli Alleati, agendo su ordine degli ebrei, obbligarono i prigionieri di guerra tedeschi a fare queste ammissioni. Ma che cosa precisamente gli Alleati avrebbero potuto minacciare di fare loro, che fosse peggiore della punizione che avrebbero affrontato come risultato della loro ammissione di colpa? (Forse che i loro carcerieri dissero loro “ti uccideremo se non ammetterai di aver commesso omicidi di massa”?) Se i carnefici avessero ammesso questi misfatti sarebbe stato comunque certo che avrebbero ricevuto una pena severa. In breve, non c’era nulla che i loro carcerieri potessero fare loro. Ma naturalmente i teorici del complotto non sono interessati ai vincoli logici.
    Se la Germania era innocente di questo immenso crimine, perché accettò gli oneri finanziari e morali dopo la guerra?
    I negazionisti sostengono che gli ebrei ebbero così tanto successo nel diffondere il mito dell’Olocausto e nell’alterare le prove che la Germania non ebbe scelta e dovette accettare il peso della colpa nonostante fosse innocente.
    Gli ebrei, sostengono i negazionisti, fecero capire alla Germania che riconoscere la colpa di questo orrendo crimine era l’unico modo per essere riammessa nella famiglia delle nazioni civilizzate. Anche qui c’è una fallacia logica nelle affermazioni dei negazionisti. I leader tedeschi devono certamente avere riconosciuto che ammettere la responsabilità di un atto di genocidio senza precedenti, volto a spazzare via un intero popolo da un capo all’altro di un continente, e oltre, avrebbe imposto sul loro intero Paese una tremenda eredità. Essi avrebbero ammesso – falsamente, secondo i negazionisti – di aver commesso un atto criminale senza precedenti. E questo è esattamente quel che accadde. Per poter essere accettati nella famiglia delle nazioni, i tedeschi accettarono la responsabilità di un crimine orrendo e inaudito – uno che, sostengono i negazionisti, essi non avevano commesso.

    I negazionisti affermano che la miriade di documenti che provano le uccisioni di massa degli ebrei sono stati falsificati. Ma falsificare e diffondere questi documenti sarebbe stata un’impresa eccezionalmente difficile, se non impossibile. I documenti ufficiali tedeschi del periodo avevano numeri di identificazione, designazione di fascicoli e una serie di vari altri contrassegni. Un documento contraffatto avrebbe dovuto avere un numero che corrispondesse a quelli che lo precedevano e lo seguivano nel fascicolo. Il documento contraffatto avrebbe dovuto essere scritto con lo stesso carattere tipografico e con la medesima intensità del nastro della macchina da scrivere. (La maggior parte delle persone sotto i 40 anni non hanno idea di che cosa sia.) Inoltre, copie dello stesso documento avrebbero dovuto essere disseminate in altri fascicoli. Ad esempio, una lettera avrebbe dovuto essere collocata nel fascicolo del destinatario e una sua copia in quello del mittente. In breve, documenti di questa natura non possono essere creati dal nulla e prodotti en masse.

    L’elenco delle argomentazioni illogiche prosegue. I negazionisti asseriscono che se il Terzo Reich, un regime che essi considerano la quintessenza dell’efficienza e del potere, avesse voluto assassinare tutti gli ebrei, si sarebbe assicurato che nessun testimone rimanesse vivo per attestare l’esistenza dei campi della morte e del genocidio. Perciò, concludono i negazionisti, il fatto stesso che dei “sopravvissuti” siano rimasti vivi alla fine della guerra costituisce una prova che non ci sia stato nessun genocidio. Ci fosse stato un genocidio, i nazisti non avrebbero mai permesso ai testimoni di sopravvivere.
    Non serve avere consuetudine con le prove documentarie per identificare la fallacia inerente a questo argomento. L’argomentazione dei negazionisti si basa sulla premessa secondo cui il Terzo Reich aveva successo in tutto quel che provava a fare e non sarebbe mai stato così negligente da lasciare in vita dei testimoni. Il problema con questa affermazione è che la Germania era anche impegnata a vincere la guerra. E tuttavia la perse. Quindi l’assunzione che il Terzo Reich aveva successo in tutto quello che si era prefissato è una premessa del tutto falsa. Tutto quello che da quella premessa segue è altrettanto falso.

    RISPONDERE AI NEGAZIONISTI DELL’OLOCAUSTO: STRATEGIE GIUDIZIARIE

    Per difendermi dalle accuse di diffamazione mosse contro di me da David Irving, il mio team legale poteva scegliere fra due diverse strategie giudiziarie. Anche qui si trattava di scegliere il modo più efficace per contrastare le argomentazioni fallaci dei negazionisti. Potevamo preparare prima di andare davanti alla corte l’enorme quantità di prove documentarie, materiali e testimoniali dell’Olocausto così da provare in modo definitivo quel che era accaduto. Questo io lo chiamo approccio affermativo – cioè si affermano i fatti dell’Olocausto. Ma questa strategia avrebbe creato una condizione di parità fra le parti, un dibattito sull’Olocausto. La documentazione storica che avessimo sottoposto alla corte sarebbe stata contrapposta alle menzogne e alle distorsioni di Irving e degli altri negazionisti. Non c’era dubbio che avremmo potuto dimostrare che questi documenti erano genuini. Ma quella azione avrebbe trasformato il tribunale in una sede di dibattito sull’esistenza dell’Olocausto.
    I miei avvocati ed io fummo d’accordo sul fatto che, mentre c’è molto da discutere sull’Olocausto, non c’è alcuna discussione sul fatto se sia avvenuto o no. L’Olocausto in sé dovrebbe essere soggetto di dibattito fra gli studiosi. Ma l’esistenza stessa dell’Olocausto non è materia di dibattito. Noi non dibattiamo se la Seconda Guerra Mondiale sia avvenuta, o se la Terra sia piatta.

    Non volendo permettere che il tribunale divenisse sede di una tale discussione, scegliemmo un’altra strada. Poiché il sistema legale britannico pone l’onere della prova sull’imputato, noi dovevamo dimostrare che quel che avevo detto di Irving era vero, cioè che era un negazionista e un falsificatore della storia. Lo facemmo risalendo dalle sue note a piè di pagina fino alle fonti e dimostrando che virtualmente ogni affermazione egli avesse fatto sulla non-esistenza dell’Olocausto si basava su qualche invenzione, distorsione o vera e propria menzogna. Egli ha modificato date, alterato la sequenza di eventi, citato in modo scorretto, ed ha effettuato ogni sorta di manipolazione delle prove.
    In sintesi, invece di dimostrare alla corte quel che era avvenuto, noi abbiamo provato in modo conclusivo che ciò che David Irving ha detto essere avvenuto non è avvenuto. Abbiamo tolto il terreno da sotto le sue, e per estensione degli altri negazionisti, maggiori affermazioni mostrando che le loro pretese prove erano basate su menzogne, invenzioni e distorsioni.

    Abbiamo vinto una vittoria decisiva. Il giudice ha giudicato David Irving un bugiardo e un negazionista, che diffondeva una visione della storia tendenziosa. Il giudice si è formato la convinzione che il resoconto della storia fatto da Irving “è in netto contrasto con l’evidenza disponibile”. Era così “perverso” e “oltraggioso” che le sue affermazioni non potevano essere errori “involontari”. In altre parole, questi non erano quel genere di errori che capita di fare a tutti gli autori quando scrivono un libro. Erano deliberate falsificazioni volte a trasformare l’Olocausto in un mito.
    Abbiamo inoltre dimostrato che egli è anche un neo-nazista, un razzista e un antisemita. L’abbiamo fatto per due ragioni. Anzitutto, per dimostrare al giudice con che razza di fanatici e di razzisti Irving si accompagni e a chi si rivolga. Ma più importante: volevamo dimostrare alla corte che il suo negazionismo non era ex nihilo, ma era radicato nella sua Weltanschauung fanatica e razzista. Nel suo pronunciamento, il giudice l’ha definito un “polemista neo-nazista”, un razzista e un antisemita.

    In definitiva, quando abbiamo a che fare con dei negazionisti, non possiamo parlare solo di fatti e di opinioni. Dobbiamo parlare di fatti, di opinioni e di menzogne. I negazionisti asseriscono che i loro argomenti costituiscono delle “opinioni” e che dovrebbero partecipare alla discussione sull’Olocausto. Ma, come abbiamo dimostrato alla corte in modo conclusivo, queste opinioni sono menzogne, menzogne che i negazionisti sperano riusciranno ad usurpare i fatti veri. Non si deve entrare in discussione con un bugiardo. Dobbiamo smascherare le loro menzogne, ma non trattarli come la “parte opposta”.



Qualche fonte per approfondire:



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MessaggioInviato: giovedì 12 aprile 2018, 10:36 
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Ma cosa c’entrerà mai il negazionismo dell’Olocausto con i nostri antiretrovirali?
Chi legge Dora e i suoi articoli sul negazionismo dell’HIV/AIDS da più tempo non si sarà posto questa domanda, ma chi è con noi da meno tempo potrebbe avere avuto questo dubbio.

È angosciante vedere come dietro a questi due negazionismi vi siano le stesse strutture logiche, gli stessi meccanismi di supporto reciproco, direi di associazione a delinquere, le stesse strategie di aggressione alla realtà.
È una cosa spaventosa, ma allo stesso tempo rassicurante, perché ci offre delle best practice per contrastare questo fenomeno: c’è chi ha combattuto un mostro altrettanto infame ma su scala ancora più grande e questa esperienza ci è di insegnamento.
La conclusione dell’intervento di Deborah Lipstadt è un manifesto politico, un manuale di azione efficace che vi suggerisco di rileggere: «In definitiva, quando abbiamo a che fare con dei negazionisti, non possiamo parlare solo di fatti e di opinioni. Dobbiamo parlare di fatti, di opinioni e di menzogne. I negazionisti asseriscono che i loro argomenti costituiscono delle “opinioni”… Ma, come abbiamo dimostrato… in modo conclusivo, queste opinioni sono menzogne, menzogne che i negazionisti sperano riusciranno ad usurpare i fatti veri. Non si deve entrare in discussione con un bugiardo. Dobbiamo smascherare le loro menzogne, ma non trattarli come la “parte opposta”».

C’è sempre qualche infame pronto a ribaltare la realtà per motivi che sono sempre ignobili: l’adesione a un’ideologia assassina, l’interesse politico, il lucro realizzato facendo del male.
Questi infami, alla fine, usano sempre gli stessi metodi: che si tratti di camere a gas, dell’HIV, dei vaccini, dell’autismo o del cancro, della teoria del gender o della squallida politica nostrana, gli strumenti sono sempre gli stessi, al limite arricchiti dalle nuove risorse che la tecnologia offre (il “popolo del web” e analoghe robacce).
Riconoscere l’odore di questo schifo, essere in grado di difendersi e di difendere il vivere civile è importante per tutti, in special modo per noi che siamo tra i candidati a essere vittime di questo schifo.


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MessaggioInviato: giovedì 12 aprile 2018, 11:15 
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uffa2 ha scritto:
Ma cosa c’entrerà mai il negazionismo dell’Olocausto con i nostri antiretrovirali?
Chi legge Dora e i suoi articoli sul negazionismo dell’HIV/AIDS da più tempo non si sarà posto questa domanda, ma chi è con noi da meno tempo potrebbe avere avuto questo dubbio.

È angosciante vedere come dietro a questi due negazionismi vi siano le stesse strutture logiche, gli stessi meccanismi di supporto reciproco, direi di associazione a delinquere, le stesse strategie di aggressione alla realtà.
È una cosa spaventosa, ma allo stesso tempo rassicurante, perché ci offre delle best practice per contrastare questo fenomeno: c’è chi ha combattuto un mostro altrettanto infame ma su scala ancora più grande e questa esperienza ci è di insegnamento.
La conclusione dell’intervento di Deborah Lipstadt è un manifesto politico, un manuale di azione efficace che vi suggerisco di rileggere: «In definitiva, quando abbiamo a che fare con dei negazionisti, non possiamo parlare solo di fatti e di opinioni. Dobbiamo parlare di fatti, di opinioni e di menzogne. I negazionisti asseriscono che i loro argomenti costituiscono delle “opinioni”… Ma, come abbiamo dimostrato… in modo conclusivo, queste opinioni sono menzogne, menzogne che i negazionisti sperano riusciranno ad usurpare i fatti veri. Non si deve entrare in discussione con un bugiardo. Dobbiamo smascherare le loro menzogne, ma non trattarli come la “parte opposta”».

C’è sempre qualche infame pronto a ribaltare la realtà per motivi che sono sempre ignobili: l’adesione a un’ideologia assassina, l’interesse politico, il lucro realizzato facendo del male.
Questi infami, alla fine, usano sempre gli stessi metodi: che si tratti di camere a gas, dell’HIV, dei vaccini, dell’autismo o del cancro, della teoria del gender o della squallida politica nostrana, gli strumenti sono sempre gli stessi, al limite arricchiti dalle nuove risorse che la tecnologia offre (il “popolo del web” e analoghe robacce).
Riconoscere l’odore di questo schifo, essere in grado di difendersi e di difendere il vivere civile è importante per tutti, in special modo per noi che siamo tra i candidati a essere vittime di questo schifo.
Per farla più breve:
stessa forma mentis


Articolo (giornalistico, non studio scientifico, ma con approfondimenti), sul tipico profilo psicologico degli antivaccinisti:
https://respectfulinsolence.com/2018/03 ... te-groups/

Piccola perla:
https://respectfulinsolence.com/2018/04 ... ned-bible/


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MessaggioInviato: venerdì 13 aprile 2018, 5:27 
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Dora ha scritto:
Guido Silvestri, capo della Division of Microbiology & Immunology, Yerkes National Primate Research Center e professore and Vice-Chair for Research, Department of Pathology and Laboratory Medicine, Emory University School of Medicine, parla di AIDS research and AIDS denialism: when pseudo-science kills (le sue slides non sono pubblicate nel sito del congresso - se avrò modo di vederle e tratteranno argomenti che non abbiamo ancora trattato qui, preparerò un post).

Le slides della conferenza di Guido Silvestri non sono riuscita a vederle, ma ieri sera l'ho ascoltata tutta (con traduzione simultanea in italiano) su Radio Radicale.
Chi lo desiderasse, può andare a questo link e ascoltare da circa 2h 11 in poi:


Mi ha fatto molto piacere che il cuore dell'intervento del Prof Silvestri si sia basato sul mio lavoro, prevalentemente sull'articolo che ho postato nella sua pagina pubblica lo scorso agosto e che dà inizio a questo thread.
Ma soprattutto mi ha fatto piacere la citazione che ha fatto (a 2:21:30) dell'HIVforum come del sito più importante in italia per l'informazione sull'HIV/AIDS. Un meritato riconoscimento all'impegno di Uffa.

Caro Uffa, dopo essere finito su Nature, ora sei arrivato perfino dentro al Parlamento Europeo. Qual è il prossimo obiettivo? Piazza San Pietro durante l'Angelus? :lol:

(Io umilmente suggerisco: la Corte Penale Internazionale de L'Aja ...)


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MessaggioInviato: venerdì 13 aprile 2018, 8:43 
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Iscritto il: lunedì 26 novembre 2007, 0:07
Messaggi: 5262
Dora ha scritto:
Caro Uffa, dopo essere finito su Nature, ora sei arrivato perfino dentro al Parlamento Europeo. Qual è il prossimo obiettivo? Piazza San Pietro durante l'Angelus? :lol:

(Io umilmente suggerisco: la Corte Penale Internazionale de L'Aja ...)
da piccolo volevo fare il Papa, poi sono cresciuto e mi sono chiesto "perché fare il Papa, che è una sorta di retrocessione, per me che sono semplicemente divino?" :lol:

Quanto alla Corte dell'Aja, quando ci vediamo ti bastono, lo so che tu mi ci vedi lì in veste di imputato :twisted:


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