HIV parliamone... in tv

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rita
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HIV parliamone... in tv

Messaggio da rita » venerdì 28 novembre 2025, 22:16

Locale è globale. Reggio città dei diritti sociali. Reggio città al alto tasso di immigrazione recente (la stazione sembra Johannesburg). Il sindaco di reggio attuale è ex primario malattie infettive al S. Maria Nuova di Reggio-Emilia, condizione favorevole, nel World aids day ha celebrato con fiocco rosso e foto di gruppo con il team di infettivi.

IL MEDICO E IL CITTADINO: OLTRE LO STIGMA, HIV e AIDS OGGI, 26-28 novembre, Telereggio, canale 13;
Interviste: infettivologhe Elisa Garlassi, dirigente medico ASMN Reggio Emilia; Valentina Menozzi, Spazio salute sessuale giovani Reggio Emilia; esponente direttivo Arcigay Reggio.
La puntata è visibile in streaming
https://www.reggionline.com/aids-nel-re ... ssi-video/

Il rappresentante delle associazioni, quando gli si è chiesto quale senso hanno le associazioni che operano per supporto prevenzione hiv: "la socialità, gli incontri pubblici , serve alle persone a darsi forza, sopratutto dopo la diagnosi ma non solo; consulenze su aspetti del lavoro e sui diritti, supporto". "Le associazioni che lavorano su HIV/AIDS sono in rete con le Ausl e tra loro, e questo consente di offrire maggiori servizi".
"Quando partecipo ai banchetti in piazza con materiale informativo, la gente guarda al pieghevole "HIV AIDS" e si gira dall'altra parte. C'è un rifiuto di fronte al tema".
"Manca la consapevolezza delle persone sui comportamenti a rischio, indipendentemente da orientamento sessuale".
"Le persone pensano che non esista più hiv aids perché non ne sentono mai parlare nei mezzi di'informazione e nei centri sanitari, e questo avviene da molti anni, da decenni". "Pensano che oggi la malattia non esista più, quindi non si sentono a rischio".
La conduttrice. "Un tempo si facevano campagne informative, ora non più". "La percezione sociale di fronte al silenzio mediatico e sanitario è che il problema non esista più".
"Lavoro a contatto con il pubblico", dopo questa trasmissione ci sarà qualcuno che mi apostroferà "Ma allora tu... ?".
In tema di prevenzione salute sessuale a scuola l'infettivologa Garlassi ha detto che in Italia siamo un caso a parte retrogrado, (in Svezia c'è educazione sessuale obbligatoria a scuola dal 1955, in Germania dagli anni '70, in Francia dal 2000).
Garlassi va nelle scuole a informare su prevenzione, la normativa prevede che sia la scuola a farne richiesta - il preside, un insegnante o più insegnanti un gruppo di studenti a fare richiesta del corso, e non il contrario -. "Quando dialogo con i giovani non hanno idea di cosa sia l'Hiv". Le rispondono Hiv, Boh. Mah. Non ne hanno mai sentito parlare." "Certamente manca informazione, le informazioni di base, in pieghevoli e volantini, come si trasmette, come si previene".
Tra le domande più frequenti "Perché dopo quarant'anni ancora non hanno trovato un vaccino per HIV, mentre per il Covid l'hanno scoperto in qualche anno?" Garlassi ha risposto che il HIV virus a causa della alta mutabilità rende difficile soluzione del vaccino, ma le ricerche persistono anche in questa direzione.
Accenno alla legge 135/90, quello relativo alla privacy dei dati sanitari definendola un aspetto di criticità, poiché crea un muro inaccessibile nella rete dei pronti soccorso e altri ambiti sanitari, a causa dell'inaccessibilità ai dati.
Garlassi descrive il rapporto continuativo che costruisce con i suoi pazienti uno degli aspetti migliori del suo lavoro, empatico e di fiducia. I suoi pazienti fuori dalla comfort zone infettivi lamentano scarsa comprensione.
Di fronte al grafico statistico delle diagnosi, si dice amareggiata per i decessi, per le tante diagnosi tardive, infatti l'infezione è senza sintomi per tanti anni (fino a oltre dieci anni), senza HIV test non ci sono segni nelle analisi di routine, anche quando il sistema immunitario è gravemente compromesso.