Impatto economico della HAART e ReAd files

La condizione di sieropositività, la malattia da HIV e relativi problemi, di salute e no.
Dora
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Re: Impatto economico della HAART e ReAd files

Messaggio da Dora » sabato 15 ottobre 2011, 14:03

danielemi ha scritto:Ma un gionalista, seppur membro EATG, ke riporta certe notizie mi vien più da pensare ke sia stato "indotto" a scriverle!!!

magari da case farmaceutiche :shock:
No, calma, non è così. Fosse così, sarebbe più semplice, perché potremmo sempre pensare "il solito giornalista superficiale e poco informato".
Invece, è vero che Giulio Maria Corbelli è un giornalista, ma è anche un omosessuale sieropositivo, per molti aspetti un "attivista", da tanti anni. Fra l'altro è uno degli autori del documentario "+ o - Il sesso confuso - Racconti di mondi nell’era Aids", di cui abbiamo parlato molto quando è uscito.
Questo, a mio parere, rende la cosa più grave e ti fa capire come gli attivisti e le associazioni siano così in crisi di idee da attaccarsi alla prima ideologia di moda che gli arriva dall'esterno - e "test and treat" è una moda a tutti gli effetti - pur di non elaborare un pensiero autonomo, che li porti a tentare di risolvere i problemi enormi connessi all'HIV in modo concreto.



Leon
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Re: Impatto economico della HAART e ReAd files

Messaggio da Leon » sabato 15 ottobre 2011, 15:45

friendless ha scritto:Entrambi i discorsi (quello di dora e quello riportato da me) fanno leva sul senso di colpa. Perlomeno, ci tentano.
CENTROOO!!! Anzi, approfitto per infilarmi nella tua scia e, prescindendo da tutti i possibili ragionamenti e sragionamenti a valle, domando: chi mai, a parte noialtri, si è chiesto anche solo per mezzo minuto quanto costava alla "sanità"?

Se lo sono forse chiesto i terminali di cancro, che bruciano cifre pazzesche in "cure" e "medicinali" completamente inutili (vedere siti farmacie svizzere) in cambio di dieci giorni di agonia in più? Se lo sono mai chiesto i diabetici discendenti da avi altrettanto diabetici e i cui genitori, pur di mettere al mondo il loro bambolotto personale, se ne sono strafregati delle tare familiari che sapevano benissimo di portare? Se lo sono mai chiesto, tanto per non andare tanto lontani, gli epatitici "innocenti" (è noto anche agli studenti del prim'anno di medicina che esistono due fenotipi di ciascun virus epatico: l'innocente, appunto, e il colpevole)? Ecc. ecc.

Beh, questa è tutta gente COLPEVOLE, così come sono COLPEVOLI i "Paesi poveri" (o supposti tali) che continuano a RUBARE IMPUNEMENTE i brevetti degli antiretrovirali (se ci costano quel che ci costano, è anche se non soprattutto per questo motivo)!

Quello generato dalla mente provata di questo signor Corbelli (che non conosco ma immagino sia il solito omosessuale che implora il diritto di esistere, anziché prenderselo con la forza) è l'ennesimo trabocchetto in cui NON cascare, mentre dobbiamo invece benedire il fatto di essere contagiosi, altrimenti saremmo "curati" in qualche sottospecie di lazzaretto dove ogni tanto si ricorderebbero di darci pane, acqua e cipolle (o con le "pensioni" erogate ai malati della nostra patologia, e magari in città "a buon mercato" come Milano e varie altre, ci si può permettere molto di più?).


P.S. Entro un solo istante, ma proprio per pura misericordia, nell'ottica del "ragionamento" dell'"economia di scala". Come avrò già raccontato centomila volte, quando la Abbott si accorse (adesso non chiedetemi l'anno esatto) che quel farmaco INTOLLERABILE (intendo a dose piena, come antiretrovirale/inibitore della proteasi) del suo ritonavir/Norvir era, per pura ventura (si tratta di un effetto collaterale indesiderato), un "tappo" indispensabile per rendere decente la farmacocinetica di tutti gli inibitori della proteasi di allora (oltre che di quelli che sarebbero venuti dopo), e quindi di avere il monopolio di un mercato gigantesco (= tutti gli assuntori di IP, appunto), ne QUINTUPLICO' il prezzo, senza preavviso né trattativa alcuna, dalla sera alla mattina.



Dora
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Re: Impatto economico della HAART e ReAd files

Messaggio da Dora » sabato 15 ottobre 2011, 16:31

Leon ha scritto:chi mai, a parte noialtri, si è chiesto anche solo per mezzo minuto quanto costava alla "sanità"?

Se lo sono forse chiesto i terminali di cancro, che bruciano cifre pazzesche in "cure" e "medicinali" completamente inutili (vedere siti farmacie svizzere) in cambio di dieci giorni di agonia in più? Se lo sono mai chiesto i diabetici discendenti da avi altrettanto diabetici e i cui genitori, pur di mettere al mondo il loro bambolotto personale, se ne sono strafregati delle tare familiari che sapevano benissimo di portare? Se lo sono mai chiesto, tanto per non andare tanto lontani, gli epatitici "innocenti" (è noto anche agli studenti del prim'anno di medicina che esistono due fenotipi di ciascun virus epatico: l'innocente, appunto, e il colpevole)? Ecc. ecc.

Beh, questa è tutta gente COLPEVOLE, così come sono COLPEVOLI i "Paesi poveri" (o supposti tali) che continuano a RUBARE IMPUNEMENTE i brevetti degli antiretrovirali (se ci costano quel che ci costano, è anche se non soprattutto per questo motivo)!
Grazie per essere tornato all'argomento principale. Questo mi consente di riprendere dal già citato numero dei ReAd files una tabellina sulle categorie di farmaci che hanno maggiore impatto sulla spesa farmaceutica, che conferma in pieno quanto dici.
Eccola qui:

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E a conferma del vizio d'origine del ragionamento di Corbelli, eccovi un altro schemino, questa volta dedicato al costo giornaliero dei singoli antiretrovirali: se *io* fossi FORZATA a entrare in terapia con una HAART basata su farmaci vecchi/rodati (e nessun infettivologo si sognerebbe di darmi farmaci di ultimissima generazione se avessi 1000 CD4 e viremia a 10.000), questo non spingerebbe minimamente i produttori di farmaci nuovi e più costosi ad abbassare i prezzi per favorire il *Signor Corbelli*, che ha un gran bisogno di passare al maraviroc, non foss'altro perché potrebbe trattarsi di produttori diversi (chessò, BMS e Gilead vs Pfizer).

Immagine



Eilan
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Re: Impatto economico della HAART e ReAd files

Messaggio da Eilan » giovedì 20 ottobre 2011, 21:31

Aids. Con monoterapia diminuiscono tossicità e costi. In Lombardia possibili risparmi fino a 22 mln annui


E' il risultato di un dossier farmaco-economico del Centro di ricerca in economia e management in Sanità dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza sulla coorte dei 23.700 pazienti Hiv-positivi in trattamento nella Lombardia.

Ci si infetta di meno con l’Hiv rispetto al passato e i progressi terapeutici hanno molto allungato l’aspettativa di vita di chi ne è affetto e migliorato la sua qualità. Le stime 2010 dell’ISS sono di 143.000-165.000 persono viventi con Hiv/Aids e 3.500-4.300 nuove infezioni. La terapia antiretrovirale combinata si è rivelata uno strumento molto efficace, la sua durata per tutto l’arco della vita però pone problemi gestionali, prima di tutto per la tossicità. “Gli effetti collaterali di questi farmaci sono molto diminuiti e non ci sono più i segni della terapia ma con l’uso continuativo insorgono problemi di tossicità cronica che sono differenziati da persona a persona. I pazienti, poi, invecchiando possono avere comorbilità, e ci sono problemi di effetti collaterali più subdoli, per esempio con inibitori nucleosidici quelli a carico dell’osso.

La gamma dei farmaci è ampia ma non abbastanza e c’è bisogno di strategie nuove e diverse, anche per una migliore razionalizzazione alla luce del problema dei costi” spiega Massimo Galli, direttore Scuola Specialità in malattie infettive dell’A.O. Luigi Sacco di Milano. La cura antiretrovirale permette anche di ridurre la massa circolante dell’infezione nella popolazione, “è lo strumento migliore della collettività per proteggersi”.
La spesa per gli anti-Hiv però è oggi al secondo posto a livello nazionale dopo quella per gli antitumorali, sia pure a distanza, e si porrà sempre più la sfida di conciliare le prestazioni sanitarie con i finanziamenti . Perciò si studiano nuovi percorsi terapeutici che considerino anche il concetto di sostenibilità in relazione all’efficacia, alla tollerabilità e all’aderenza ai trattamenti. In quest’ottica il CREMS, Centro di ricerca in economia e management in Sanità e nel Sociale dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, ha realizzato un dossier farmacoeconomico sugli impatti di regimi alternativi (monoterapia) vs terapia standard (combinata), partendo dalla coorte dei 23.700 pazienti Hiv-positivi in trattamento nella Regione Lombardia.

Si è prodotto un modello previsionale a un anno e a cinque anni, valutando i possibili soggetti eleggibili a monoterapia, correlando gli sviluppi clinici con i costi totali. Attraverso le sperimentazioni sui regimi monoterapici e la loro implementazione sono valutati risparmi possibili dell’ordine di 10 milioni di euro per arrivare fino a 22,6, in precentuale dal 4 all’8% circa (un malato costa oggi in Lombardia circa 11.000 euro l’anno). Nell'orizzonte a cinque anni si stimano da 37 a 53 milioni di risparmio cumulati negli scenari peggiori, fino ad arrivare a 78 e 123 in quelli più flessibili. Bisognerà analizzare quali risparmi sarebbero possibili su scala nazionale, non potendo estrapolare i dati. Il progetto di sperimentazione clinica al quale ci si è riferiti è lo studio MOLO in corso in Lombardia che coinvolgerà 19 centri.
“L’ipotesi è che alcuni farmaci della classe degli inibitori della proteasi possano garantire per alcuni soggetti un controllo completo anche al di fuori dei classici schemi di combinazione costituiti da tre farmaci: ma la terapia può funzionare bene se i pazienti sono selezionati bene” precisa Giuliano Rizzardini, direttore Dvisione I Malattie infettive A.O. Luigi Sacco di Milano. “Si studiano nuove modalità d’uso dei farmaci anche per favorire l’aderenza alla terapia, cercando strategie di semplificazione, laddove possibile, con regimi semplici e poche somministrazioni quotidiane”. Resta anche un altro importante problema, quello dell’ampia quota di persone che non sa di essere sieropositiva, e non si cura: del totale degli Hiv-positivi, i trattati sono meno di 60.000. “Una persona su quattro che vive in questa condizione oggi non lo sa” sottolinea Galli. “Bisogna favorire la possibilità che le persone facciano il test e il problema è all’attenzione delle autorità sanitarie”. Quanto alla terapia, eventuali risparmi in quei pazienti nei quali si possono semplificare i regimi potrebbero contribuire a curarne altri che oggi sfuggono.

http://www.quotidianosanita.it/scienza- ... lo_id=5753



Tarek
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Re: Impatto economico della HAART e ReAd files

Messaggio da Tarek » venerdì 21 ottobre 2011, 20:56

Allora da questo dossier, il cui comunicato é di ieri, per noi vecchi pazienti in viremia >40 si prospetta un allegerimento dei farmaci, in pratica una monoterapia senza il Truvada additato sempre come concausa di una diminuzione ossea?
Le stime 2010 dell’ISS sono di 143.000-165.000 persono viventi con Hiv/Aids e 3.500-4.300 nuove infezioni..Resta anche un altro importante problema, quello dell’ampia quota di persone che non sa di essere sieropositiva, e non si cura...i trattati sono meno di 60.000. “Una persona su quattro che vive in questa condizione oggi non lo sa” sottolinea Galli. “Bisogna favorire la possibilità che le persone facciano il test e il problema è all’attenzione delle autorità sanitarie”
Io non ho capito bene: se ci sono in trattamento 60mila persone e stimano in 143/165mila persone sieropositive perché scrivono che 100mila non sanno di essere sieropositivi? come sono compilate queste statistiche e quei sieropositivi in "trattamento" sono inclusi anche quelli che non prendono la HAART ma sono monitorati? Credo che si possano sensibilizzare i medici curanti quando attendono (visite che nessuno fa più) un paziente debilitato con una semplice richiesta di test Hiv . OBBLIGARE il medico curante alla visita medica almeno ogni sei mesi dei suoi pazienti sessualmente attivi. In Italia c'è un buon sistema Sanitaria con la figura del medico curante che sempre più spesso è un burocrate perciò, rivalorizzarlo, eliminerebbe tutti quei costi in esami e specialisti che ricadono sulle aziende della Sanità Locale. Il classico discorso della prevenzione



Eilan
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Re: Impatto economico della HAART e ReAd files

Messaggio da Eilan » venerdì 28 ottobre 2011, 16:37

Hiv, novità nell'approccio terapeutico

Rispetto a venti anni fa, oggi si infetta un minor numero di persone (circa 4.000 all’anno), ma è molto più elevato il numero dei sieropositivi viventi per effetto delle maggiore sopravvivenza legata alle terapie più efficaci. La principale via di trasmissione è rappresentata dai contatti sessuali non protetti, che non vengono percepiti come a rischio, in particolare dalle persone di età matura. Oggi si stanno considerando nuovi paradigmi di trattamento per la costruzione di moderni percorsi terapeutici nell’ambito dell’infezione da HIV. Si sta delineando l’evidenza di possibili strategie terapeutiche che rompano il paradigma dei tre farmaci nelle fasi di induzione, di mantenimento e di salvataggio del trattamento antiretrovirale.
Sta prendendo piede un nuovo percorso terapeutico, disegnato secondo una successione di schemi innovativi drug-sparing, che richieda farmaci flessibili per la realizzazione di un efficace cocktail terapeutico che consideri il concetto di sostenibilità dei costi in relazione all’efficacia dei nuovi regimi, senza trascurare l’aderenza alla terapia e la qualità di vita del paziente.

Ed è con questo obiettivo che il CREMS - Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità e nel Sociale dell’Università Carlo Cattaneo, LIUC di Castellanza - ha predisposto un Dossier farmaco-economico con l’intenzione di creare un supporto al processo decisionale di scelta tra le possibili alternative terapeutiche di cui dotarsi a livello regionale per il trattamento della infezione da HIV, avvalendosi, come sussidio, delle migliori evidenze esistenti (normative, scientifiche ed empiriche).

Si è pensato di discutere, all’interno di questo Dossier, di innovazione tecnologica e di scenari innovativi, attraverso tre strumenti di governo propri delle Regioni: la normativa, la ricerca e la valutazione delle tecnologie tramite applicazione dell’Impact Assessment. “In un contesto pubblico all’interno del quale la razionalizzazione della spesa diviene sempre più l’imperativo dominante” sostiene Davide Croce, Direttore del CREMS “è importante concentrare gli sforzi al fine di valutare nuove tecnologie e nuove alternative che siano di sicura efficacia, ma al tempo stesso che non generino un eccessivo consumo delle risorse del sistema.”
L’indagine ha voluto valutare una situazione real life per comprendere ciò che può avvenire nella realtà quotidiana dei pazienti HIV positivi presi in carico dal nostro sistema sanitario regionale. Emanuela Foglia, ricercatrice CREMS spiega come “il risultato sicuramente più importante e di peso è legato al fatto che attraverso le sperimentazioni sui regimi monoterapici e l’implementazione degli stessi nel contesto clinico si garantisce l’ampliamento della gamma di terapie a disposizione, al tempo stesso garantendo un risparmio consistente al sistema nel suo complesso.

La ricerca ha infatti stimato come i vantaggi di natura economica all’inserimento di tale alternativa si possono aggirare nell’ordine dei 10 milioni di euro e arrivare fino a 22,6 milioni di euro, con un risparmio percentuale che va quindi dal 4% all’8% circa. Ciò significa sostenibilità economica ed equità nei confronti dei pazienti trattati.” “La necessità di fornire opzioni terapeutiche sempre più vicine alle esigenze dei pazienti ha spinto a sperimentare nuove modalità di utilizzo dei farmaci, e tra queste l’utilizzo degli inibitori delle proteasi in monoterapia.” Afferma Giuliano Rizzardini, Direttore Divisione I e II Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano. “L’ipotesi alla base di questi studi, condotti sia su popolazioni di pazienti naïve sia nell’ambito di strategie di semplificazione, è che alcune molecole della classe degli inibitori della proteasi, caratterizzate da buona potenza antivirale e alta barriera genetica, possano garantire un completo controllo della replicazione di HIV anche se assunti da soli, al di fuori dei classici schemi di combinazione costituiti da tre farmaci.

” La terapia antiretrovirale ha portato a insperati successi in questi anni, determinando uno scenario completamente diverso da quello che avevamo davanti alcuni anni fa. “Le combinazioni di farmaci antiretrovirali abitualmente impiegate sono state scelte e standardizzate in base alla necessità di curare pazienti gravi con l’AIDS o che correvano un notevole pericolo immediato di andare incontro alla malattia.” Dichiara Adriano Lazzarin, Direttore Divisione di Malattie Infettive, Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. “Il rapporto costi-efficacia dei trattamenti antivirali è molto positivo, se considerato in confronto ai risultati per altre patologie di pari potenziale gravità. L’efficacia della terapia è tuttavia limitata al blocco della progressione della malattia, mentre la eradicazione del virus resta un obiettivo fuori portata. In uno scenario caratterizzato dall’assunzione della terapia per l’intera durata della vita, è fatale che gli effetti collaterali dei farmaci assunti possano diventare un problema di prima grandezza nella gestione della cura.” Precisa Massimo Galli, Direttore Scuola di Specialità in Malattie Infettive Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano.

http://www.salus.it/eventi-c68/news-sal ... -4279.html



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