CROI 2026: nel lungo termine la ART non solo blocca il virus ma migliora il sistema immunitario
Inviato: giovedì 26 febbraio 2026, 12:04
grazie a una segnalazione di @Dora:
Contesto
La Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI) 2026 si è svolta a Denver (CO, USA) dal 22 al 25 febbraio.
In questa occasione, Victor Appay, PhD, research director presso INSERM e co-responsabile del gruppo “Vulnerability and Ageing of the Immune System” dell’unità ImmunoConcEpT dell'Università di Bordeaux, ha illustrato dati relativi agli effetti dell’ART di lungo periodo sul sistema immunitario.
L'intervista è stata realizzata da AJMC – The American Journal of Managed Care, testata medico-scientifica dedicata alla gestione clinica delle patologie croniche.
Obiettivi dello studio
Lo studio presentato, intitolato "HIV-Specific T-Cell Responses in People With HIV on Long-Term ART", ha analizzato persone con HIV in ART da 25–30 anni, tutte con soppressione virale stabile.
Il team ha utilizzato metodiche avanzate (citometria a flusso e single-cell RNA sequencing) per caratterizzare le cellule CD8⁺ specifiche per HIV dal punto di vista fenotipico, funzionale e trascrizionale.
Risultati principali
1. Preservata funzionalità dei linfociti CD8⁺
Contrariamente alle descrizioni storiche, le cellule CD8⁺ specifiche per HIV nei soggetti in ART di lungo periodo non mostrano segni marcati di esaurimento né terminale differenziazione.
Presentano invece caratteristiche di differenziazione precoce e marcatori di “stemness”, con capacità proliferativa e citotossica conservate.
2. Immunosenescenza attenuata
Sebbene l’HIV non trattato acceleri l’invecchiamento immunitario, nei soggetti con soppressione virale stabile per decenni il profilo immunitario appare più vicino a un invecchiamento fisiologico legato all’età, anziché a un declino imposto dalla malattia.
Secondo Appay, la soppressione virale sostenuta consente un recupero immunitario significativo.
3. Modello di ricambio clonale
Lo studio suggerisce un processo di successione clonale:
• i cloni CD8⁺ più vecchi e funzionalmente esauriti vengono progressivamente sostituiti da cloni più giovani e meglio funzionanti;
• questi nuovi cloni mostrano caratteristiche associate al post-treatment control, indicando una potenziale maggiore capacità di contenere il virus anche in assenza di terapia.
Implicazioni per le persone con HIV
• Le evidenze indicano che l’ART di lungo periodo può contribuire a mantenere una funzionalità immunitaria più robusta del previsto.
• Il profilo più “giovane” delle cellule CD8⁺ può avere implicazioni positive sulla risposta ai vaccini e su interventi immunologici diretti a migliorare il controllo del virus.
• La maggiore resilienza immunitaria osservata può rendere più plausibili in futuro approcci mirati alla remissione senza terapia, pur senza suggerire benefici immediati o conclusioni premature.
Conclusioni
I dati presentati da Victor Appay al CROI 2026 mostrano che la soppressione virale mantenuta nel tempo permette al sistema immunitario di conservare caratteristiche funzionali rilevanti, anche dopo decenni di ART.
Questi risultati rafforzano il ruolo centrale della terapia antiretrovirale nella gestione a lungo termine dell’HIV e contribuiscono a una comprensione più precisa dell’invecchiamento immunitario nelle persone con infezione cronica.
trascrizione originale dell'intervista su https://www.ajmc.com/view/sustained-hiv ... -appay-phd
Contesto
La Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections (CROI) 2026 si è svolta a Denver (CO, USA) dal 22 al 25 febbraio.
In questa occasione, Victor Appay, PhD, research director presso INSERM e co-responsabile del gruppo “Vulnerability and Ageing of the Immune System” dell’unità ImmunoConcEpT dell'Università di Bordeaux, ha illustrato dati relativi agli effetti dell’ART di lungo periodo sul sistema immunitario.
L'intervista è stata realizzata da AJMC – The American Journal of Managed Care, testata medico-scientifica dedicata alla gestione clinica delle patologie croniche.
Obiettivi dello studio
Lo studio presentato, intitolato "HIV-Specific T-Cell Responses in People With HIV on Long-Term ART", ha analizzato persone con HIV in ART da 25–30 anni, tutte con soppressione virale stabile.
Il team ha utilizzato metodiche avanzate (citometria a flusso e single-cell RNA sequencing) per caratterizzare le cellule CD8⁺ specifiche per HIV dal punto di vista fenotipico, funzionale e trascrizionale.
Risultati principali
1. Preservata funzionalità dei linfociti CD8⁺
Contrariamente alle descrizioni storiche, le cellule CD8⁺ specifiche per HIV nei soggetti in ART di lungo periodo non mostrano segni marcati di esaurimento né terminale differenziazione.
Presentano invece caratteristiche di differenziazione precoce e marcatori di “stemness”, con capacità proliferativa e citotossica conservate.
2. Immunosenescenza attenuata
Sebbene l’HIV non trattato acceleri l’invecchiamento immunitario, nei soggetti con soppressione virale stabile per decenni il profilo immunitario appare più vicino a un invecchiamento fisiologico legato all’età, anziché a un declino imposto dalla malattia.
Secondo Appay, la soppressione virale sostenuta consente un recupero immunitario significativo.
3. Modello di ricambio clonale
Lo studio suggerisce un processo di successione clonale:
• i cloni CD8⁺ più vecchi e funzionalmente esauriti vengono progressivamente sostituiti da cloni più giovani e meglio funzionanti;
• questi nuovi cloni mostrano caratteristiche associate al post-treatment control, indicando una potenziale maggiore capacità di contenere il virus anche in assenza di terapia.
Implicazioni per le persone con HIV
• Le evidenze indicano che l’ART di lungo periodo può contribuire a mantenere una funzionalità immunitaria più robusta del previsto.
• Il profilo più “giovane” delle cellule CD8⁺ può avere implicazioni positive sulla risposta ai vaccini e su interventi immunologici diretti a migliorare il controllo del virus.
• La maggiore resilienza immunitaria osservata può rendere più plausibili in futuro approcci mirati alla remissione senza terapia, pur senza suggerire benefici immediati o conclusioni premature.
Conclusioni
I dati presentati da Victor Appay al CROI 2026 mostrano che la soppressione virale mantenuta nel tempo permette al sistema immunitario di conservare caratteristiche funzionali rilevanti, anche dopo decenni di ART.
Questi risultati rafforzano il ruolo centrale della terapia antiretrovirale nella gestione a lungo termine dell’HIV e contribuiscono a una comprensione più precisa dell’invecchiamento immunitario nelle persone con infezione cronica.
trascrizione originale dell'intervista su https://www.ajmc.com/view/sustained-hiv ... -appay-phd