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MessaggioInviato: mercoledì 20 aprile 2016, 7:31 
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SOSTANZE ANTI-LATENZA CHE RENDONO I CD4 LATENTEMENTE INFETTI RICONOSCIBILI AI CD8 CHE LI DEVONO DISTRUGGERE - il caso del super-agonista dell'IL-15 ALT-803


Un lavoro molto bello di Bruce Walker e colleghi di Harvard è stato pubblicato l'altro giorno su PLoS PATHOGENS e ci permette di riprendere la discussione sul ruolo dei CD8 nello shock and kill 2.0, che prevede l’eliminazione del reservoir latente mediante la combinazione di sostanze anti-latenza e linfociti T CD8 effettori, cioè quelli che esercitano un’azione citotossica.

L’idea alla base di questa ricerca è stata quella di creare dei cloni di CD8 identificando quei CD8 HIV-specifici che sono diretti contro epitopi presenti nel reservoir e che non hanno sviluppato mutazioni di escape e poi usarli come dei “biosensori”, capaci di smascherare le cellule latentemente infette nel momento in cui, grazie all’azione delle sostanze anti-latenza, il virus che queste contengono dormiente comincia a riattivarsi e quindi sulla cellula vengono espressi antigeni di HIV.

È stato così creato un test che impiega dei cloni di CD8 HIV-specifici ed è stato usato per misurare la capacità di diverse sostanze anti-latenza di predisporre le cellule latentemente infette al riconoscimento da parte dei CD8. Si tratta di un test simile a quelli basati su anticorpi monoclonali per individuare le proteine.

La classe di sostanze anti-latenza che è stata più studiata è quella degli inibitori dell’iston-deacetilasi, con tre farmaci in sperimentazione clinica (vorinostat, panobinostat e romidepsina) che, se hanno indotto chiaramente produzione sia di RNA, sia di proteine virali in tanti diversi modelli cellulari di latenza, hanno dato risultati più ambigui quando sono stati testati ex vivo su cellule prelevate da persone con HIV soppresso dalla ART, e in vivo sono stati molto deludenti, non riuscendo minimamente a scalfire il reservoir.

È stato però teorizzato che non sia necessario (e forse neppure auspicabile, nemmeno se in presenza di ART) arrivare a una vera produzione di virioni per riuscire a distruggere il reservoir latente – se i CD8 funzionassero bene, infatti, potrebbe essere sufficiente la produzione di qualche proteina virale sulla superficie della cellula latentemente infetta, poiché dei CD8 che funzionino sono in grado di riconoscere minuscole quantità di antigeni virali, non necessariamente associati all’attivazione della cellula o alla produzione di virioni.

Quindi una sostanza anti-latenza ideale dovrebbe situarsi a metà strada fra l’induzione di antigeni e la produzione di virioni, portando a una riattivazione dell’HIV latente sufficiente ma sub-ottimale, sia perché le sostanze anti-latenza che inducono la produzione di virioni tendono ad associarsi con una maggiore attivazione dei linfociti T circostanti, sia anche perché il rilascio di virioni infettivi potrebbe sfuggire all’azione della ART.

Grazie al loro test che usa i CD8 come sensori, Walker e colleghi hanno osservato che:

    - Gli HDACi non stimolavano nessun riconoscimento delle cellule latentemente infette da parte dei CD8 (non dimentichiamo che nel 2014 furono proprio questi ricercatori a dimostrare come – in vitrogli HDACi in generale e soprattutto la romidepsina danneggino la funzionalità dei CD8). Gli autori riconoscono che questo potrebbe dipendere dalla sensibilità del test e ammettono anche che i loro esperimenti sono stati fatti su modelli di latenza e non su CD4 prelevati direttamente dal reservoir di persone con HIV. Ciò nondimeno, ritengono che l’insufficiente presentazione di antigeni virali sui CD4 latentemente infetti possa contribuire a spiegare i risultati poco brillanti degli HDACi nei trial clinici.

    - Invece, 4 altre sostanze esponevano le cellule latentemente infette al riconoscimento da parte dei CD8: la prostratina, l’IL-2, il Pam3CSK4 (che è un lipopeptide sintetico e un ligando del TLR 2), e l’ALT-803, il super-agonista dell’IL-15 di cui parliamo in questo thread. Si è però anche visto che la prostratina ha danneggiato la capacità di un clone di CD8 di uccidere le cellule infette, quindi è stata esclusa da indagini ulteriori. Invece, le altre tre sostanze hanno stimolato le funzioni CTL, quindi si candidano tutte e tre come sostanze anti-latenza in una strategia di shock and kill.

    - Ma il risultato più interessante di questa ricerca è stato la dimostrazione che l’ALT-803 è stato in grado di stimolare direttamente la capacità di eliminare le cellule infette sia dei cloni di CD8 HIV-specifici, sia soprattutto di CD8 prelevati da persone in terapia. Quando è stato testato ex vivo sui CD8 piuttosto che sui cloni, infatti, è stato l’unica sostanza che ha stimolato in modo consistente la distruzione delle cellule infette, quindi secondo Walker e colleghi è il candidato migliore per una strategia di eradicazione che voglia sfruttare le reazioni citotossiche dei CD8.

Queste belle cose si sono viste in vitro. Come tutte le interleuchine, però, l'IL-15 svolge attività molto complesse e delicate, quindi che cosa si vedrà davvero in vivo quando il trial clinico partirà è difficile prevederlo.






FONTE:


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MessaggioInviato: mercoledì 20 aprile 2016, 14:32 
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Mi piace molto questo studio, soprattutto perché l'interleuchina 15 include una risposta che coinvolge molte cellule tra cui non solo le natural killer, ma anche e soprattutto i macrofagi che fanno il lavoro sporco. Probabilmente il tutto determinerà un forte contesto pro-infiammatorio (che del resto è quello che serve per una efficace risposta immunitaria), ma staremo a vedere i risultati (secondo me promettenti, mi interessa molto questa strategia).

_________________
CIAO GIOIE


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MessaggioInviato: domenica 30 luglio 2017, 9:02 
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IAS 2017 - Aggiornamenti sulle sperimentazioni su scimmie di IL-15 e IL-21


Anzitutto, l'aggiornamento sull'interleuchina-15 nella sua formulazione ALT-803, l'argomento principale del thread (per favore, per il razionale dell'uso di questa citochina in studi sulla cura vedere il primo post della serie, e questo post per la sperimentazione sui topi).

Altor Bioscience, insieme a ricercatori di tre diverse università (Oregon Health and Science, Harvard, George Washington), ha portato a Parigi un poster in cui si dimostra che il superagonista ALT-803, sperimentato nelle scimmie, attiva le cellule NK e i linfociti T della memoria, riattiva l'SIV latente e spinge i CD8 SIV-specifici ad addentrarsi nell'antro dei follicoli dei linfociti B, dove la loro azione è massimamente desiderabile e dove sono invece molto restii ad entrare (cfr. il post QUEL MALEDETTO SANTUARIO DEI CD4 FOLLICOLARI): The human IL-15 superagonist ALT-803 directs SIV-specific CD8+ T cells into B cell follicles.

L'ALT-803 è stato somministrato per via intravenosa a scimmie infettate con SIV e naive e poi sono state monitorate le cellule Natural Killer e la proliferazione dei linfociti T, compresa la migrazione intrafollicolare dei CD8.
L'agonista dell'IL-15 è stato anche studiato in vitro come sostanza anti-latenza somministrandolo ai CD4 di scimmie con SIV trattate con ART e in vivo iniettandolo a macachi con viremia soppressa dalla ART.

ALT-803 ha attivato e indotto una notevole proliferazione delle cellule NK e dei linfociti T della memoria, sia centrale sia effettrice.
Non ha avuuto un effetto consistente sull'immunità anti-SIV nel sangue periferico, ma è riuscito a reindirizzare i CD8 attivati e proliferanti verso i linfonodi, che sono - come noto - un reservoir anatomico di SIV e HIV, e addirittura entro i follicoli dei linfociti B, che sono santuari dove la replicazione attiva del virus non riesce ad essere contrastata bene e dove si annidano CD4 latentemente infetti, perché in genere i CD8 lì dentro non riescono ad arrivare (questo l'ha fatto inducendo i CD8 SIV-specifici a sottoregolare il CXCR5, che quando è espresso ad alti livelli blocca loro l'ingresso nei follicoli dei B) .
Nelle scimmie naive, che avevano viremia incontrollata, l'ALT-803 non ha avuto nessun effetto sulle viremie, mentre nelle scimmie che erano elite controller ha potenziato la replicazione di basso livello del virus.
Nei CD4 prelevati ai macachi con viremia soppressa dagli antiretrovirali, l'ALT-803 è riuscito a indurre in vitro una robusta replicazione del virus, mentre quando è stato somministrato in vivo alle scimmie che avevano VL irrilevabile si sono avuti dei blip, però nessun aumento delle dimensioni del reservoir latente (a differenza di quel che succede quando invece dell'IL-15 si somministra IL-7).

Le conclusioni fanno sperare bene sul trial clinico in corso: ALT-803 è ben tollerato dai macachi con SIV e in cART soppressiva e induce riattivazione del virus sia in vitro, sia in vivo. Oltre a riattivare il virus quiescente, ALT-803 attiva in modo potente le cellule NK e i linfociti T CD8 memoria, che si localizzano nei linfonodi, entrando specificamente nei follicoli dei linfociti B, dove risiedono i linfociti T helper follicolari (CD4) latentemente infetti. La capacità di ALT-803 di riuscire potenzialmente a mediare sia lo "shock", sia il "kill", lo rende un attraente candidato per studi futuri che abbiano l'obiettivo di ottenere una remissione duratura senza cART.



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A Parigi è stato presentato anche un altro lavoro (del National Cancer Institute e del NIAID) sull'IL-15 nelle scimmie: Increased effector cytotoxic lymphocytes in lymph nodes of hetIL-15 treated macaques suggest potential to disrupt SIV/HIV reservoirs.
Qui, invece che il superagonista ALT-803, è stata utilizzata l'IL-15 eterodimerica (hetIL-15), poiché si sa che anch'essa attiva ed espande i linfociti T citotossici (cioè i CD8) e le cellule NK, e che per questa caratteristica è già studiata in campo oncologico.

Nel corso di 2 settimane, a 12 macachi rhesus sono state fatte 6 iniezioni sottocutanee di hetIL-15 con dosaggi progressivamente aumentati. Alla fine del trattamento, gli animali sono stati sacrificati e sono stati misurati gli effetti dell'IL-15 su diverse popolazioni di linfociti.
Il protocollo è stato ben tollerato dalle scimmie e ha causato un'espansione sistemica dei CD8 e delle NK. In particolare, l'IL-15 ha indotto una proliferazione dei CD8 nell'intestino e soprattutto nei linfonodi. E si è visto anche che i CD8 hanno infiltrato i follicoli dei linfociti B, proprio come nel caso dell'ALT-803.
La conclusione che ne traggono i ricercatori conferma quanto concluso riguardo all'ALT-803: l'hetIL-15 potrebbe essere utile a distruggere o eliminare in modo duraturo i reservoir di HIV.
Ora stanno studiando la capacità di questa versione dell'IL-15 di agire sulle dimensioni del reservoir latente di HIV.


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Riprendo brevemente il discorso sull'interleuchina-21:

Dora ha scritto:
Admeto, io credo che la sperimentazione sull'IL-21 passerà presto alla fase clinica, senza che si facciano ancora tanti test sulle scimmie, perché il lavoro di Paiardini e colleghi della Emory University che hai segnalato è molto interessante.[...]

Se ho aspettato a parlare della ricerca di Paiardini (che fra parentesi ha utilizzato un modello animale di soppressione dell'SIV con mega-ART che ricorda molto quello di Savarino) è stato solo perché credo che - dal momento che i trial di fase I e II sul cancro stanno dimostrando che questa citochina è poco tossica - non passerà molto e la vedremo all'opera in un trial clinico sulla cura di HIV. Allora mi pare che avrà molto più senso dedicarle un thread tutto suo.

Per adesso ancora niente trial clinico, quindi continuo a parlare della IL-21 nei macachi in questo thread. Quando sarà possibile, dedicherò a questa ricerca uno spazio tutto suo.

A Parigi, Mirco Paiardini, Emory University, ha presentato un poster sull'uso di IL-21 e interferone-α nei macachi. Purtroppo il poster nel sito del congresso non c'è, quindi vediamo molto rapidamente l'abstract: Combined IL-21 and IFNα treatment limits residual inflammation and delays viral rebound in SIV-infected macaques.

Dopo aver dimostrato in lavori passati che la somministrazione di IL-21 riduce l'infiammazione cronica e la persistenza di SIV in macachi trattati con ART, in questo studio si sono indagate insieme le proprietà anti-infiammatorie dell'IL-21 e quelle anti-virali dell'IFNα, per vedere se la somministrazione congiunta di queste sostanze riusciva a rafforzare le risposte contro SIV.

15 macachi rhesus sono stati infettati con SIVmac239 (un virus molto patogenico) e a 35 giorni dall'infezione sono stati messi in terapia (TDF, FTC, DGT) per almeno un anno. 8 macachi hanno ricevuto la versione scimmiesca dell'IL-21 (un'iniezione sottocutanea alla settimana per 4 settimane) quando hanno iniziato la ART e a metà dell'anno di trattamento. Questo gruppo ha ricevuto anche un'iniezione sottocutanea di IFNα per 5 settimane.
Dopo di che è stata interrotta la ART e agli 8 macachi è stato somministrato IFNα peghilato una volta a settimana per 7 settimane.
Gli altri 7 macachi, che hanno ricevuto solo la ART, sono stati usati come controlli.
A tutti sono stati prelevati campioni di sangue, linfonodi, tessuti del colon e del retto, in diversi momenti dello studio per stabilire gli effetti di IL-21 e IFNα sull'infiammazione, sui linfociti T e sulla persistenza del virus.

Tutti e 15 i macachi hanno soppresso la viremia sotto le 30 copie/mL. Durante la ART, l'IL-21 ha ridotto i livelli di attivazione e proliferazione nei linfociti T nel sangue e nei tessuti rispetto ai controlli e i livelli dell'infiammazione sono rimasti bassi anche durante la somministrazione di IFNα e dopo.
Quando la ART è stata interrotta, i macachi trattati con IL-21 + IFNα hanno avuto rebound delle viremie ritardati (una mediana di 21 giorni rispetto a una mediana di 9 che si è vista nei controlli).
Inoltre, 45 giorni dopo la sospensione della ART i macachi trattati con IL-21 + IFNα avevevano viremie più basse rispetto a quelli trattati con la sola ART.

La conclusione di Paiardini è che i dati sulle scimmie supportano la sicurezza del trattamento con IL-21 + IFNα negli uomini. Mentre l'IL-21 diminuisce l'infiammazione, l'aggiunta di IFNα prima e dopo la sospensione della ART ha consentito un controllo delle viremie migliore e più duraturo.
L'idea è che mettendo insieme questi interventi sia possibile rafforzare le risposte immuni e così diminuire le dimensioni del reservoir latente.

A quando un trial clinico? Non so.


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MessaggioInviato: giovedì 21 dicembre 2017, 7:26 
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Dal libro degli Abstracts of the Eighth International Workshop on HIV Persistence during Therapy, due brevissimi aggiornamenti a questo thread di ricerche già viste al CROI.

    1. In Treatment with native heterodimeric IL-15 increases cytotoxic lymphocytes in lymph nodes and reduces SHIV RNA i ricercatori del National Cancer Institute, Frederick, hanno somministrato a macachi con infezione cronica da SHIV l'IL-15 eterodimerica (hetIL-15) per 2 settimane aumentando la dose e poi hanno studiato gli effetti sulle popolazioni linfocitarie presenti nei tessuti, misurando in particolare la viremia plasmatica e l'RNA virale associato alle cellule.
    Il protocollo, che è stato ben tollerato, ha causato un'espansione sia dei CD8, sia delle cellule NK, sia in vagina, retto e fegato, sia nei tessuti linfoidi secondari.
    Soprattutto, sono aumentati i CD8 memoria effettori citotossici presenti nei linfonodi e quelli che infiltrano i follicoli dei linfociti B, dove sappiamo che i CD4 infetti si nascondono, godendo di una certa opacità di fronte all'azione distruttiva dei CD8.
    Parallelamente, dopo il trattamento con hetIL-15 si è vista una diminuzione sia della viremia plasmatica, sia dell'RNA virale associato alle cellule.
    L'interessante ipotesi che ne traggono gli scienziati degli NIH è che l'hetIL-15 potrebbe aiutare a distruggere i santuari nei follicoli dei linfociti B, contribuendo così alla riduzione dei reservoir e favorendo la strada verso una cura funzionale.


    EDIT 25 febbraio 2018: è uscito su PLOS Pathogens l'articolo relativo a questa presentazione - Treatment with native heterodimeric IL-15 increases cytotoxic lymphocytes and reduces SHIV RNA in lymph nodes


    2. In The human IL-15 superagonist complex ALT-803 drives SIV-specific CD8+ T cells into B cell follicles i ricercatori che hanno collaborato con Altor Bioscience hanno visto una cosa molto simile: che una singola dose del superagonista dell'IL-15 ALT-803, somministrata a macachi infettati con SIV, ha attivato le NK e i CD8 memoria, li ha fatti proliferare e localizzare nei tessuti linfoidi secondari, cioè proprio nei siti anatomici dove sappiamo che si concentrano i reservoir. Inoltre, i CD8 SIV-specifici sono riusciti a penetrare bene nei follicoli dei linfociti B, favorendo la distruzione immunomediata dei CD4 infetti.
    L'ipotesi a conclusione di questo abstract è che la capacità dell'ALT-803 di mediare lo "shock and kill" e di garantire ai CD8 un accesso ai santuari del virus nei linfonodi merita di essere indagata in studi clinici per una remissione dell'infezione che sia duratura e non richieda la ART.


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MessaggioInviato: sabato 10 marzo 2018, 7:52 
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#CROI2018 - PRESENTATI I RISULTATI DEL TRIAL CLINICO DI FASE I SUL SUPERAGONISTA DELL'IL-15 ALT-803 CONTRO IL RESERVOIR LATENTE DI HIV

Abstract #356 - A PHASE 1 STUDY OF ALT-803 (IL-15 SUPERAGONIST) TO CLEAR LATENT HIV RESERVOIRS

Zachary Davis, Timothy Schacker e colleghi della University of Minnesota, Minneapolis, hanno presentato un poster in cui hanno spiegato i risultati parziali del trial Proof of Principle Study of Pulse Dosing of IL-15 to Deplete the Reservoir in HIV Infected People (ALT-803): una sperimentazione in aperto, con un singolo braccio, in cui ai partecipanti, tutti in ART, sono stati somministrati dosaggi diversi di ALT-803, che doveva concludersi lo scorso dicembre, ma in realtà è ancora in corso.
Il trial aveva come obiettivo principale quello di studiare sicurezza e tollerabilità dell'ALT-803 in 15 persone con HIV soppresso dalla ART (<20 copie), e come obiettivo secondario quello di stabilire l'impatto di questo agonista dell'IL-15 sulle dimensioni del reservoir inducibile (quello composto da virus latente in grado di replicarsi).

I dati presentati al CROI sono sui primi 7 partecipanti: di età media 42 anni, con CD4 medi 865 cellule/mL, tempo medio dalla diagnosi 9,7 anni, durata media della ART 5,3 anni.
I primi due partecipanti hanno ricevuto 0,3 mcg/kg intravena, gli altri 5 1 mcg/kg sottocutaneo (questi hanno avuto rash e adenopatia nel sito di iniezione) una volta a settimana.
Dopo 8 delle prime 13 dosi si sono misurati aumenti transitori della viremia di basso livello nel plasma.
Si sono poi misurati aumenti di 7,6 volte dell'attivazione delle cellule NK, aumenti fino a 23 volte dell'attivazione dei CD4 e un aumento di 10 volte dell'attivazione dei CD8 nei linfonodi 48 ore dopo la somministrazione dell'ALT-803.
Le NK attivate si sono infiltrate e accumulate nei tessuti linfoidi secondari - e questo è importante, perché la maggior parte delle cellule latentemente infette risiede proprio lì.
Dopo le prime 2 dosi si è visto anche un aumento significativo della trascrizione di HIV, ma alla terza dose questo è diminuito, fino a svanire nelle sommininistrazioni successive.

La conclusione di Schacker e colleghi è che a questi dosaggi relativamente bassi l'ALT-803 è sicuro e ben tollerato.
Poiché si è visto anche che è biologicamente attivo, causa attivazione e proliferazione di NK, CD4 e CD8 e induce una certa trascrizione di HIV, i ricercatori ne deducono che l'ipotesi di partenza dello studio sia stata confermata e che questo agonista dell'IL-15 sia capace in vivo di riattivare il virus dalla latenza e di attivare le NK e i linfociti T.
Quindi bisogna continuare.



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Una conferma a questo lavoro viene da una sperimentazione su scimmie degli NIH, delle cui fasi iniziali abbiamo parlato in parallelo agli studi sull'ALT-803 e che è stata presentata a questo stesso congresso: IL-15 TREATMENT INCREASES CYTOTOXIC LYMPHOCYTES IN LN FOLLICLES AND REDUCES SHIV RNA.

Tanti dettagli in più nel poster, queste le conclusioni:

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MessaggioInviato: sabato 10 marzo 2018, 14:36 
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Iscritto il: venerdì 16 giugno 2017, 20:50
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Mannaggia, vorrei tanto entrare in una sperimentazione come questa... sento che è la strada giusta!!
Da me fanno zero sperimentazioni :evil:


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MessaggioInviato: domenica 11 marzo 2018, 0:37 
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Iscritto il: domenica 26 febbraio 2017, 22:44
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Cavoli me la stavo perdendo questa notizia!!! Ci sono info che ti risulti di quando possa partire una nuova sperimentazione?

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Una pianificazione attenta non sostituirà mai una bella botta di culo!


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MessaggioInviato: domenica 11 marzo 2018, 12:05 
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Iscritto il: giovedì 31 luglio 2014, 12:14
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Un faro di luce nel buio totale di questo ennesimo CROI del 2018, ma dal post non ho capito se gli arruolati, tutti in ART, hanno sospeso la terapia durante lo studio.
Dora, questa strategia migliorata con la dose giusta in modo tale da renderla più efficace, potrebbe essere unita anche all'uso di bnAbs a mo' di vaccino terapeutico?


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MessaggioInviato: domenica 11 marzo 2018, 13:03 
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Iscritto il: martedì 7 luglio 2009, 10:48
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Keanu ha scritto:
dal post non ho capito se gli arruolati, tutti in ART, hanno sospeso la terapia durante lo studio.

Se l'avessero sospesa, l'avrei senz'altro scritto. Ma una sospensione non era prevista dal protocollo, tanto più che si tratta di una proof of principle di fase I.

Cita:
Dora, questa strategia migliorata con la dose giusta in modo tale da renderla più efficace, potrebbe essere unita anche all'uso di bnAbs a mo' di vaccino terapeutico?

Caso mai con delle sostanze anti-latenza, perché la funzione immunomodulante è svolta già dall'IL-15, anche se qualcosa su una possibile combinazione con bNAbs era stata ipotizzata qualche anno fa.
Aspettiamo intanto di vedere come finisce questo trial, perché mancano i dati di circa la metà dei partecipanti. Poi si vedrà.


Per chi avesse voglia di vederselo, segnalo che a fine febbraio su PLoS PATHOGENS è uscito un altro lavoro degli NIH sull'IL-15 (hetIL-15, questa volta) nelle scimmie con SHIV, i cui risultati vanno sempre nella stessa direzione: Treatment with native heterodimeric IL-15 increases cytotoxic lymphocytes and reduces SHIV RNA in lymph nodes.


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MessaggioInviato: martedì 3 aprile 2018, 7:37 
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IL-15, VORINOSTAT E CELLULE NATURAL KILLER

David Margolis salta sul carro dell'IL-15 e pubblica sul Journal of Virology un lavoro su IL-15 STIMULATED NATURAL KILLER CELLS 1 CLEAR HIV-1 INFECTED CELLS FOLLOWING LATENCY REVERSAL EX VIVO.

È un lavoro ancora su cellule, mentre già abbiamo iniziato a vedere gli effetti dell'IL-15 sulle cellule Natural Killer in vivo, sia nei modelli animali, sia nell'uomo solo il mese scorso al CROI. Ma il suo interesse mi pare che stia nel fatto che questa interleuchina è stata studiata anche in combinazione con una sostanza anti-latenza, il vorinostat, e nel ragionamento che fa Margolis sul ruolo delle NK nel processo di distruzione delle cellule latentemente infette in cui la trascrizione del virus viene riattivata.

Anzitutto, Margolis e colleghi confermano in una serie di esperimenti quanto già sappiamo:

    - che se si trattano le NK con IL-15 se ne migliora in generale l'attività antivirale,
    - e in particolare le si spinge ad aumentare la produzione di IFN-y (che si sa essere associata in modo inverso alle dimensioni del reservoir), quindi si aumenta la loro citotossicità, anche in persone con HIV soppresso dalla ART, in cui la produzione di INF-y, gravemente deficitaria, torna ai livelli delle persone HIV-;
    - l'IL-15 è più potente di altre citochine nello stimolare le NK, tanto che la combinazione di IL-15 e IL-12, -18 o -21 non dà effetti superiori rispetto alla sola IL-15;
    - l'ADCC, la citotossicità mediata da cellule dipendente da anticorpi, delle NK aumenta se queste cellule sono stimolate con IL-15.

Ma le novità arrivano quando Margolis e colleghi studiano la capacità delle NK di riconoscere e distruggere le cellule latentemente infette dopo che queste sono state messe a coltura con una sostanza anti-latenza, il vorinostat, un HDACi la cui (non eccelsa) capacità di forzare il virus latente a ricominciare ad esprimere antigeni è stata ben studiata anche a livello clinico.
Anzitutto, hanno modificato un VOA (viral outgrowth assay) in modo da riuscire a stabilire la capacità delle NK di distruggere i CD4 infetti in condizioni il più possibile simili a quelle che potrebbero verificarsi in una sperimentazione clinica.
Poi hanno isolato CD4 quiescenti da persone con HIV soppresso dalla ART e li hanno messi a coltura insieme al vorinostat (e alla PHA - fitoemoagglutinina, usata come controllo per la sua grande potenza di attivazione dei CD4).
Dopo di ché hanno aggiunto l'IL-15.
Al termine degli esperimenti hanno potuto osservare che le cellule NK che erano state trattate con IL-15 erano meglio addestrate a riconoscere e uccidere i CD4 in cui l'HIV latente era stato riattivato mediante vorinostat.

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In sostanza, abbiamo che le NK di persone HIV positive in terapia, se stimolate con IL-15, migliorano il loro potenziale antivirale e la loro capacità citotossica, e lo fanno ancor meglio nei confronti di cellule latentemente infette dopo che la latenza del virus è stata invertita.
Le strategie che in vario modo abbiamo chiamato "shock & kill" 2.0, o "non ingenuo", prevedono in genere che, oltre a riattivare il virus dalla latenza, si trovi il modo di stimolare i CD8, perché siano poi loro a spazzare via le cellule infette.
Ma, come ci ricorda Margolis, ci sono anche le NK su cui fare affidamento: sono la prima linea di difesa contro le infezioni virali e anche dopo, quando le infezioni passano a stadi più avanzati, continuano ad avere un ruolo - in caso di HIV, cominciano ad esserci delle prove che produca mutazioni di escape non solo nei confronti dei CD8, ma anche contro le NK. Questo dimostrerebbe che queste cellule sappiano esercitare una specifica pressione immunologica sul virus attraverso diversi meccanismi, che una citochina come l'IL-15 sembra essere in grado di potenziare.
C'è di più: sappiamo che i linfonodi sono uno dei maggiori reservoir anatomici di HIV e, come sappiamo, i CD8 non riescono a entrare nei follicoli dei linfociti B, o lo fanno con estrema difficoltà, e quei comparti sono pieni di CD4, che possono essere infetti e creare quindi dei "santuari" in cui l'infezione si manitiene attiva a livello locale, ma da cui può espandersi a tutto il resto del corpo.
L'anno scorso, abbiamo visto che una versione potenziata dell'IL-15, l'ALT-803, è stata capace di reindirizzare i CD8 a migrare verso i follicoli dei B in scimmie con SIV.
Ma di recente si è anche visto che le NK sono capaci di accumularsi nei follicoli degli organi linfoidi secondari degli African green monkeys (chlorocebus), che sono controllori naturali della replicazione di SIV - questo potrebbe contribuire a spiegare come queste scimmie riescano a controllare bene la viremia.

Si capisce dunque come l'idea di migliorare l'attività antivirale innata delle NK mediante somministrazione di IL-15 possa essere particolarmente seducente per chi sta cercando una via per curare l'infezione da HIV.
Margolis ricorda come, nella sperimentazione clinica fatta qualche anno fa con il panobinostat, si sia visto che il declino dell'HIV DNA si associava alla frequenza delle cellule NK. Ma quello pubblicato oggi da lui e i suoi colleghi è il primo lavoro in cui siano stati osservati sia una chiara capacità di queste cellule di distruggere i CD4 latentemente infetti, sia un effetto delle citochine - e della IL-15 in particolare - sull'attività antivirale delle Natural Killer.
Non si è trattato di una distruzione completa, quindi è possibile che all'IL-15 si debba aggiungere qualcosa - magari una stimolazione con IFN-α o un qualche vaccino terapeutico - per potenziare maggiormente le NK. E Margolis stesso riconosce che il vorinostat, come sostanza anti-latenza, non è certo una panacea e servono molecole nuove, che in vivo si rivelino ben più efficaci nel forzare la trascrizione dell'HIV latente.
Però ritiene anche che la simulazione fatta nel loro esperimento possa essere molto vicina a quanto si osserverà in uno studio clinico e quindi che le cellule NK opportunamente stimolate con IL-15 o, meglio ancora ALT-803, possano causare anche in vivo un'efficace distruzione dei CD4 in cui l'HIV latente sia stato riattivato.


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